Ritorno a Babele

Pittura, Scultura, Installazione

di

Sima Shafti – Amir Sharifpour

 Dal 8 Maggio al 15 Giugno 2015

Porta degli Angeli

Via Rampari di Belfiore

Ferrara

 

Ritorno a Babele

 

Allora tutto la terra aveva un solo linguaggio e usava le stesse parole. Ora avvenne che emigrando dal oriente, trovarono una pianura nella regione del Sennar e vi abitarono. Erano discendenti di Noe e per evitare di morire in un altro diluvio decisero di edificare una torre con la cima che toccasse il cielo. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre e comprese che finché avessero parlato tutti la stessa lingua, nulla avrebbe impedito loro di condurre a termine qualsiasi impero si fossero prefissi, li afflisse con la confusione delle lingua affinché non si intendessero e li disperse sulla faccia  della terra.(cf. Genesi, 11)

La storia della Torre di babele mostra come l’orgoglio e l’identità nazionalistica distruggano le società umane, attirando su di esse rovina e discordia. La confusione di babele è, si potrebbe dire, il castigo della tirannia collettiva, che a forza di opprimere l’uomo fa esplodere l’umanità, dividendola in fazioni ostili.

Ritorno ad un’epoca di confusione e incomprensibilità. L’uomo presuntoso vuole innalzarsi smisuramente, ma gli è impossibili superare la condizione umana. La mancanza di equilibrio provoca confusione a livello terreno e divino.

Ritorno a Babele è il titolo scelto dagli artisti per indicare la confusione attuale della società umana. Ogni giorno l’uomo compie un atto di pazzia in un angolo del mondo, distrugge resti millenari di civiltà antiche. Si compiono guerre assurde che si accendono e si spengono continuamente, che fanno vittime inconsapevoli. Dio Denaro possiede le anime, sfrutta l’ignoranza risemina odio. Coloro che fuggono dalle  peggiori realtà non trovano accoglienza se non in fondo al mare. Le barche rovesciate aumentano e li negli abissi si crea un nuovo continente. Siamo nell’epoca della comunicazione. E siamo più soli che mai.

Le installazioni sono composte da tavole dipinte scritte in lingue dimenticate o mai esistite, da polveri e sabbie e barche sospese. Le opere esposte nella mostra parlano di attualità, con un occhio al passato remoto e uno al futuro, nella loro fuggevolezza e ambiguità.

L’umanità degenere spera.

 

Sima Shafti, Amir Sharifpour

 

Ferrara,

Primavera del 2015

 

 

 

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