” Ogni dipinto è soglia”

Ogni dipinto è soglia, spazio oltre il quale la realtà viene immaginata. Ogni tela prima di essere dipinta è confine, spazio in cui la realtà non conosce immaginazione. Sima è lì, tra il dentro e il fuori, ma non sai quale sia il dentro e quale il fuori, né da quale parte stia guardando o forse in entrambe le direzioni. Quel cancello che vedi potrebbe aprire verso… o chiudere da…, e non comprendi se quella finestra dia sul giardino o in una stanza. La soglia o il confine sono così: incerti. E tuttavia la soglia ha una sua concretezza, una sua tangibilità e implica la possibilità dell’attraversamento per quanto possa avere una porta chiusa o aperta, e anche questa ha una sua materialità che invita o non invita all’ospitalità. La sua etimologia la associa a “suolo”, terra. Il confine invece vive di consuetudini, di convenzioni a volte più chiuse di una porta chiusa, e al suo interno ha la parola “fine”, limite.

Ogni dipinto è soglia sulla quale il nostro sguardo sosta, come il viandante sosta sulla porta di casa prima di iniziare il cammino, e il cammino è immaginazione. Ogni quadro è confine fin quando il passo di quel viandante non lo attraversa.

Sima è lì. Sima è soglia e confine. Lo è come pittrice. Lo è come persona. In equilibrio tra due culture, l’orientale e l’occidentale, ma l’equilibrio è instabile poiché entrambe le culture si muovono, contro e attraverso. Entrambe spinte dalla conservazione, entrambe resistenti al cambiamento. Sima ha capito che la scommessa è fare di ogni confine una soglia, e lo fa dipingendo quadri che si appendono ai muri, ma che i muri sfondano mostrando altri orizzonti, suggerendo che ogni confine può essere soglia di un andare o un venire, di un passare.

 

Angelo Andreotti

Settembre 2019

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